Terminator

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Sto guardando Terminator per la terza volta consecutiva.

La mia non è una forma acuta di cinemania holliwoodiana.
Semplicemente studio, mi preparo per l’avvenire.

Il celebre scienziato Stephen Hawking ha spiegato in un’intervista che, nel futuro prossimo, l’intelligenza artificiale probabilmente sovvertirà l’ordine gerarchico uomo – macchina.
Insomma, i robot prenderanno il potere.

Quindi cerco di capire, mediante la visione del film, come ci si difende da uno Schwarzenegger incacchiato.

Ma, non avendo le physique du rôle, sto valutando seriamente di passare con decisione al piano B: trattare bene i computer.

Infatti, ci stiamo spingendo troppo oltre. Abbiamo elaborato un’intelligenza artificiale in grado di superare le nostre stesse conoscenze.
Sarebbe bene rifletterci sopra, prima di sfogarsi a testate sul monitor quando il pc impiega troppo tempo per aprire un file.
La colpa è vostra, non sua! L’avete fatto troppo pesante. Inutile che sbattiate il mouse o prendiate a calci lo chassis.
Un giorno potrebbero vendicarsi…

Perciò, da oggi stesso, lavorerò in guanti bianchi. Accarezzerò la tastiera come un pianista.
Rivolgerò complimenti sperticati al mio computer ogni volta che elaborerà un file.

E anche voi, che leggete questo articolo con un sorrisetto ironico, cambiate atteggiamento nei confronti della vostra macchina.
Fate finta che sia un vegetale.
Come vezzeggiate il pitosforo affinché fiorisca, siate gentili con i vostri pc.

Evitate di aprire mail sospette. Diffidate da chi, in italiano stentato, vi chiede ventimila euro promettendo una lauta ricompensa.

E stasera, prima di andare a letto, date la buona notte al vostro computer.
Prima che sia lui a darla a voi, in un futuro non lontano, imbracciando un fucile a canne mozze puntato sulla vostra testa…

Salvadanaio

Conservo ancora con cura il salvadanaio, un porcellino verde con la coda rossa, che mi fu regalato quando ero un bimbetto.

Mi è sempre piaciuto (come Paperon de’ Paperoni anche se in versione pezzente) il suono delle monetine.
Ogni volta che i miei genitori mi davano un soldino, io correvo a metterlo nel salvadanaio.
E quando per assecondare i miei vizi  – che allora consistevano semplicemente in un fumetto o in un gelato, beata innocenza! – toglievo il tappo al porcellino verde (niente martellate, anche allora praticavo la non-violenza) e prendevo delle monete, mi sembrava di svenarmi…

Ecco, siamo già al punto focale dell’articolo, senza che sia oltremodo necessario dilungarmi in maniera proustiana sui ricordi della mia infanzia.
Il punto è il denaro. E le vene.

Siamo a una svolta della nostra vita sociale: fingopay, il pagamento tramite un lettore di impronte digitali che riconosce l’acquirente facendo la scansione delle vene.

Ve la immaginate la coda ai negozi nel primo giorno di saldi?
Una folla di novelli E.T. con l’indice alzato, pronta ad aggiudicarsi senza pietà l’ultimo paia di scarpe disponibili al 70% di sconto.

Oppure, a scuola, a una domanda dell’insegnante, l’indice alzato dell’allievo potrebbe significare sia una pronta risposta, sia un tentativo di corruzione: mi metta 7 e mi scannerizzi dalla vena 50 euro!

Pensate anche ai rapinatori. Se prima si accontentavano del portafogli, che di per sé dà fastidio ma non comporta lesioni corporali, ora muniti di accetta e roncola andranno a caccia di polpastrelli?

A scanso di equivoci, ribadiamo che in questo ufficio si adora la tecnologia.
Solo che a volte sembra che si vada un po’ oltre…
Scansioni delle vene, letture ottiche e così via.
Però è quasi impossibile comunicare via mail con la pubblica amministrazione!
Ma la virtù non stava nel mezzo?

Torno a casa. In tasca ho degli spiccioli, il resto del cappuccino preso al bar.
Prendo le monetine e le lascio cadere all’interno del porcellino.
Tin, tin, tin: suono soave!
Mi sento un po’ Paperone.
La felicità è nelle piccole cose, e a volte scorre tra le dita.

Paese che vai

Paese che vai, usanze che trovi.
Ti è famigliare questo proverbio?

Nonostante siamo tutti connessi bla bla bla… e siamo tutti sui social bla bla bla… e le distanze si siano ridotte bla bla bla… viaggiare per il mondo è sempre speciale (bla bla bla).

Siamo affascinati dalla scoperta dei luoghi nuovi, e nessuna applicazione satellitare sostituisce a pieno la suggestione personale e soggettiva che un panorama è in grado di offrire.
A meno che la tua sensibilità sia rivolta alla mera scoperta del fast food più vicino – ma in questo caso sei già perduto e irrecuperabile – il viaggio ha in sé così tante sfaccettature filosofiche e antropologiche che non si torna mai da un viaggio uguali a come si era prima della partenza (bla bla bla).

Resta solo uno scoglio da superare, soprattutto per noi italiani, per godere totalmente dell’esperienza: la lingua!

Quante volte abbiamo visto scene patetiche di persone affannate a gesticolare come macachi, indicare punti sulle cartine in maniera disperata, improvvisare dialoghi improbabili che farebbero impallidire Totò e Peppino a Milano?

Da tempo per fortuna la santa tecnologia corre in nostro aiuto, tramite app per smartphone con traduttori vocali.
Che però, ahimè, non sempre – detto con eufemismo – sono precisi.
E oltre tutto necessitano di connessione per cui, se non sei al fast food di cui sopra…

Ma stai tranquillo amico viaggiatore, e prepara pure i bagagli per l’estremo oriente!
È arrivato Ili, un device portatile che traduce ciò che dici con uno scarto di 0,2 secondi.


La pecca è che per il momento le lingue disponibili sono solo il cinese e il giapponese…
Ma se hai un po’ di pazienza potrai a breve chiedere indicazioni con nonchalance in altre lingue: come si arriva a Buckingham Palace a un inglese, pretendere la restituzione della Gioconda a un francese, oppure informarti sulle emissioni di CO2 con un tedesco.
E soprattutto chiedere a tutti e tre la strada più breve per raggiungere il tuo fast food preferito!

Sei sdraiato comodamente sul letto

donna appoggia i piedi freddi sulla schiena del marito, sdraiati sul letto

Rilassati.
Sei sdraiato comodamente sul letto?
Ok, iniziamo.
Però prima delle semplici avvertenze, scritte in piena onestà:

1)se sei single e hai intenzione di procrastinare all’infinito il tuo stato civile, questo articolo ti interessa parzialmente. Leggilo comunque, allargare le proprie conoscenze è sempre positivo;
2)se sei single, ma vuoi dare decisamente una svolta sentimentale alla tua vita, leggi l’articolo e valuta se e quali cambiamenti deciderai di apportare alla tua camera da letto;
3)se invece sei già l’altra metà della mela per qualcuno, questo è l’articolo che fa per te!

Perché diciamocela tutta: l’amore travalicherà sì i confini e aiuterà a scavalcare i muri più alti, ma la vita di coppia ti mette di fronte, prima o poi, a un conflitto atavico che solo pazienza e affetto incondizionato possono sopportare.

Noi lo sappiamo, ci siamo passati tutti, per cui proviamo empatia nei confronti di tutti voi.
Quando la giornata volge al termine e ci si appresta a godere del meritato riposo, ecco che il letto svela l’antico problema che affligge le coppie, sposate o meno, di tutto il globo terrestre.
Non è un sito di sessuologia, perciò se la tua mente immagina pruderie hai sbagliato indirizzo.
Il vero problema delle coppie, ciò che può provocare crisi tremende e domande nostalgiche del tipo: “Chi me l’ha fatto fare?” sono i piedi freddi!

Per fortuna che la tecnologia – sì, begin si occupa di tecnologia, non siamo terapisti di coppia, hai di nuovo sbagliato indirizzo – corre in aiuto e salva dallo sfacelo la vita matrimoniale di ognuno di noi.

Arriva Smartduvet, la coperta bi-zona (Oronzo Canà we love you!) che scalda a due temperature diverse.

letto con la coperta smartduvet

Così, se la tua dolce metà ha i piedi costantemente a -12° mentre tu sei una bestia a sangue caldo, non dovrai più temere l’ipotermia notturna.
Evitando oltretutto anche l’antiestetica borsa dell’acqua calda…

E inoltre, rullo di tamburi, il letto si rifà da solo!

Insomma, i vantaggi pare che ci siano.

Quindi non hai più scuse: vai a letto, regola la temperatura e sgualcisci quanto vuoi il letto. Non per forza dormendo…

Vintage

Diciamo la verità: viviamo in un mondo schizofrenico!
Da una parte ci si affanna alla ricerca di soluzioni tecnologiche sempre più avanzate.
Dall’altra ci vengono riproposte immagini di cose che possiamo conservare solo nella memoria (le cabine telefoniche; i pomeriggi trascorsi su un muretto; il walkman; gli snack anni ’80 ecc…).
Per cui ci si trova a volte spaesati da questo bombardamento di informazioni e ricordi, un’eterna lotta tra il vecchio – o per usare un termine trendy “il vintage” – e l’innovazione.
Cosa scegliere? Cosa ci piace?

Consci del detto latino il quale avvisa che la virtù risiede nella giusta misura, ci accingiamo a parlare dello smart ring, un anello che può essere utilizzato per telefonare con le dita…

Prima di giudicare in maniera fantozziana (è una c***ata pazzesca), liberiamoci dai pregiudizi, e scevri da preconcetti proviamo ad analizzare cosa ci ha portati allo smart ring.

La tecnologia, detto in maniera del tutto demagogica e populista, avanza.
Indietro non si può andare.
E fin qui tutti d’accordo.
Tale avanzamento ha condotto a sistemi di interazione col mondo, virtuale e non, sempre più comodi e trasportabili. In una parola: piccoli.
Chi ha alcune primavere sul groppone ricorderà certamente i primi cellulari, simili ai telefoni che vediamo usare ai marines nei film sulla guerra in Vietnam.
Talmente grandi che sfondavano le tasche, a meno che non li si portasse in mano provocando uno sviluppo abnorme del bicipite…
Da questi si è via via passati a modelli più ridotti nelle dimensioni e sempre con maggiori funzioni, fino ad arrivare con lo smartphone attuale a una sorta di compromesso, ovvero dimensione accessibile e possibilità di fotografare una pulce e farla vedere alla novantenne zia Maria che vive in Australia.
Per cui gli oggetti indossabili (orologi, anelli e via dicendo) sono la naturale prosecuzione dei processi di ricerca tecnologica.

Però…
Perché in ogni cosa c’è un però…
Immaginate la scena: siete al ristorante con delle persone. All’improvviso, quello seduto di fronte a voi si mette con nonchalance un dito nell’orecchio e dice a una tale zia Maria di averle sì inviato la foto di una pulce, ma di stare tranquilla perché lui non ha le pulci e neanche le zecche, sempre col dito nell’orecchio mentre voi vi accingete a mangiare orecchiette con le cime di rapa. Ma d’incanto non avete più tanta fame mentre il commensale spiega alla zia che il cane non ha pulci o zecche, bensì solo un po’ di rogna difficile da curare.
Al giorno d’oggi è una conversazione abbastanza normale da ascoltare purtroppo.
Ma aggiungete a questo che l’anello funziona attraverso la trasmissione di onde sonore attraverso le ossa.
Così che il vostro commensale spiega alla zia che è salvo dall’orda di parassiti vari, ma teme che fare il conduttore di onde sonore che gli attraversano le ossa di dita e cervello possa portare a problemi più seri.
Dato che ormai la fame è passata, prendete una scusa e lasciate il ristorante.
Tornate a casa e guardate Fantozzi che recensisce “La corazzata Kotiomkin”.
Squilla il telefono. Le vostre mani sono prive di anelli.
Vi alzate e andate a rispondere, è un telefono vintage a ruota, con i numeri grandi.
“Pronto? Ciao zia. Sì tutto bene, grazie. Come va in Australia?”

Raccomandazioni materne

Ricordi quando eri un dolce e tenero puttino che sgambettava spensierato fino al campetto per una di quelle interminabili e accesissime sfide calcistiche con gli amici?

Ricordi le raccomandazioni materne, quali: attento quando attraversi la strada; attento a non romperti le ossa perché non ho nessuna voglia di trascorrere l’intero pomeriggio al pronto soccorso; attento agli sconosciuti; attento a non rompere le finestre delle case vicine…

Raccomandazioni materne

Probabilmente, come a tutti i bambini, ti saranno sembrate noiose, ripetitive, pleonastiche.
Eppure hai riportato la ghirba a casa ogni volta, sano e salvo.

Ora che sei cresciuto, e che anche grazie agli insegnamenti di mammà
– “studia o finisci a scrivere articoli idioti su un blog” –
hai fatto una dignitosa carriera, pensi forse di non dover più stare attento ai vari pericoli?
Pensi forse di essere immune dal commettere errori?

Tutta questa prefazione serve a far sì che alzi la tua soglia dell’attenzione quando smanetti con un computer!

Sempre più spesso siamo contattati, e come noi altri professionisti del settore, da clienti che lamentano la presenza di virus nel loro pc.
Che fare? Come difendersi?

A volte, diciamo la verità, è davvero difficile.
Gli hacker infettano i computer anche tramite PEC, per cui diventa abbastanza complicato distinguere una mail pericolosa: essendo all’apparenza posta certificata ci si fida ciecamente purtroppo.

Ma è pur vero che i guai ce li andiamo a cercare col lanternino, quando per evitarli basterebbe mettere in collegamento fra loro i nostri neuroni!

Se arriva una mail che ci informa che Aruba, noto provider, vuole i dati della nostra carta di credito, PIN compreso, e c’è un link che rimanda a una pagina il cui URL non è Aruba, sarà mica un tentativo di truffa?
Consegneresti mai i tuoi documenti a un tizio che gira per strada con l’accappatoio solo perché ti ferma e dice: “Polizia, patente e libretto prego.”?
No, vero?
E allora perché davanti a un computer non ti tornano mai in mente le raccomandazioni materne?

Stai attento agli sconosciuti; non romperti le ossa giocando; guarda sempre a destra e a sinistra prima di attraversare la strada; se poi un furgone ti investe magari non è colpa tua, ma per sicurezza cammina sempre sul marciapiede!

I consigli dell’esperto

Stai seguendo i consigli dell’esperto?
Stai bevendo acqua fresca, evitando di uscire nelle ore più calde?
Bravo.
Ti stai rinfrescando sotto un getto d’acqua fresca?
Bene. Continua così.

i consigli dell'esperto

Ora ti starai chiedendo dove diavolo sei capitato: se su un blog aziendale che parla di web e informatica in generale, o nello spazio web di qualche Tg che ricicla la solita tiritera estiva…
Tranquillo, sei nel posto giusto!

L’introduzione ci serviva giusto per parlare di una questione che da un po’ di tempo – o da sempre? – ci sta sul gozzo.

Ovvero: per qualsiasi questione che esula dalla nostra conoscenza, ci affidiamo a chi ne sa più di noi.
Ti sgocciola il rubinetto del lavandino? Chiami l’idraulico.
E se ti dice che non è la guarnizione, ma il tubo da sostituire, non puoi che dargli ragione: l’esperto è lui.
Quando accendi la luce in salotto senti un sinistro ronzio? Chiami l’elettricista.
E se ti dice che deve sostituire tutto l’impianto non puoi che dargli ragione: l’esperto è lui.
Senti caldo a luglio e agosto? Accendi la tv e ascolti i consigli di Studio Aperto: l’esperto è lui.

Ma quando si tratta di grafica o web, improvvisamente ti si spalancano le porte della conoscenza!
Memore di quando, in terza elementare, la maestra ti ha dato un simpatico buffetto adocchiando il tuo disegnino con i colori pastello, ti senti pronto a contestare qualunque scelta adottata dal professionista al quale ti sei rivolto.
Inutilmente: perché in questo campo l’esperto sei tu!

E a nulla vale l’opera di convincimento che il malcapitato web designer tenta nei tuoi confronti!
Nonostante si serva di un sistema sicuro per sostenere che con quel blu ci stia meglio il giallo, tu non ti fai ingannare!
Insieme al blu ci vuoi il marrone. E che marrone sia! Perché l’esperto sei tu.

Ora che hai vinto la tua battaglia del marrone, torna pure a casa e fatti rapire dalla sindrome di Stendhal mentre ammiri il tuo disegno appeso allo sportello del frigo.
Dopo di che prendi una bottiglia di whisky e scendi in strada a scolartela dalle 13:00 alle 15:00, a 40°.
Direi che te lo sei ampiamente meritato…

Comic Sans?

La vita è fatta di scelte.

Potremmo dire la nostra sulla querelle Donnarumma e disquisire di calciomercato. Oppure potremmo parlare di font.

Optiamo di destinare le questioni pallonare al momento in cui siederemo al bar a prendere un caffè e ci dedichiamo, per la gioia incommensurabile dei nostri lettori, ai font.

Quali sono le basi per la scelta di un font?

Siete di quelli affezionati al Comic Sans come al vostro barboncino?
Non ce ne voglia il signor Comic Sans, ma a meno che non diate vita a un fumetto originalissimo popolato di personaggi antropomorfi, come cani, paperi e topi, lasciate stare.
La vita va avanti, la scienza ha scoperto innumerevoli galassie di font, basta col Comic Sans!

Ok, da questo momento promettiamo di non fare più nomi.

Il font deve essere leggibile e gradevole alla vista.
Se scriveste un trattato che provasse scientificamente un metodo per debellare la fame nel mondo, ma redatto con un font illeggibile, servirebbe forse a qualcosa?

Ovvio, il contesto ha la sua importanza!

Per il vostro trattato potrebbero andare bene Arial, Verdana, Calibri, Impact, Times New Roman (ma non avevamo promesso di non fare nomi? Siamo proprio dei burloni!) e così via…
Ma li usereste per un manifesto che pubblicizza un romantico evento in una sera di luna piena con vista sul mare?

Ci permettiamo un altro consiglio: fate attenzione ai colori!
Trovate il bianco elegante? Bene.
Ma evitate di usarlo su uno sfondo chiaro – giuriamo solennemente di aver visto cose del genere! –  altrimenti si avrà solo una massa indistinta di macchie…

Per cui, riassumendo, tenete bene a mente queste semplici regole: scegliete un font adatto al contesto del vostro lavoro, che sia ben leggibile e accattivante, che catturi l’attenzione e che non affatichi la vista.

Dopo di che venite a trovarci al bar: abbiamo tantissime opinioni sul calciomercato.
Buona estate!

 

Se non ci fosse la nonna…

Nessuno cucina come la nonna!
Nessuno, soprattutto, cucina quanto lei…
Il luogo comune per cui per la nonna sei sempre deperito, non è affatto un luogo comune.

Pranzi pantagruelici per panze capienti.
E guai a dirle di no, che non ti entra più niente nello stomaco. Non vorrai mica offenderla!

Però c’è, o per meglio dire ci sarà a breve, una cosa in cui ormai la nonna si può considerare superata, obsoleta: il cucito.

Leggi qui: una stampante in 3D che produce sciarpe e maglioni più velocemente di lei.

Non c’entra l’artrosi, né la vista che inevitabilmente si abbassa. Semplicemente la tecnologia è in costante fase evolutiva, e presto, probabilmente nel 2018, saremo  in grado di sopportare il freddo invernale grazie a una sciarpa stampata direttamente tra le mura di casa nostra.

E per il cibo?

Tranquillizza pure la tua nonnina: sebbene siano già in vendita da tempo apparecchiature in grado di eseguire ricette, le sue lasagne sono sempre le migliori.
Perciò fai visita a tua nonna e prepara lo stomaco: ti vedo un po’ troppo magro ultimamente…