Quanto ci tieni

a essere fashion?
Quanto curi il tuo aspetto, quante cose fai per seguire i consigli della moda?
Del resto siamo italiani, il senso del buon gusto pare che sia uno dei nostri cavalli di battaglia.
Nonostante l’invasione di pantaloni con il risvoltino – ai tempi miei si diceva alla “salta fossi”… – stia mettendo in seria crisi uno dei pochi capisaldi che ci rimangono.

E comunque, se ti va di valicare i confini, scoprirai che i popoli nordici, dai quali dovremmo prendere tanti esempi, si addobbano in maniera orribile.
Senza il bisogno di chiamare in causa addirittura i britannici, per i quali vige la regola ferrea di cospargersi il corpo di colla e buttarsi a peso morto dentro l’armadio: ciò che resta incollato a casaccio costituisce l’abbigliamento della giornata.

Sebbene già da anni esista la figura lavorativa del fashion assistant, e anche se il mondo web è saturo di fashion bloggers, mancava giusto un ultimo aiutino, la spinta decisiva a cancellare la bruttezza dal mondo: un algoritmo!

Un algoritmo

(citiamo Wikipedia così riusciamo a essere facilmente comprensibili) “è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui, in un tempo ragionevole”.
Capito?

Per cui: un noto marchio di e-commerce di moda ha sfruttato un algoritmo per aiutare i clienti indecisi sugli abbinamenti da fare al momento degli acquisti.

schema di abbinamento colori
Ciò che incuriosisce è che l’algoritmo pesca i suggerimenti ragionando su abbinamenti proposti da stilisti provenienti da Paesi del nord Europa.
Ossia provengono dalle fredde terre nelle quali circolano liberamente individui agghindati con:
1) sandali e calze bianche fino al ginocchio;
2) bermuda marrone con tasca di riporto per la 0,75 di birra;
3) canotta nera unta di grasso d’orso e crauti;
4) orecchino pendente con crocifisso di 15 cm;
5) codino di capelli biondi a ornare il cranio spelacchiato.

Se tali soggetti li metti alla guida di una Golf con alettone posteriore e motore truccatissimo la descrizione è completa.

Lungi da me il patriottismo

ma noi italiani non eravamo famosi nel mondo per il gusto?
Non eravamo ammirati per lo stile e il senso della bellezza?
Come siamo arrivati al punto che, per vestire fashion, si debba chiedere consiglio a chi pensa che una salopette di jeans con petto villoso a vista sia assimilabile a un completo Armani?

Sono d’accordo con l’introduzione dell’algoritmo – anche perché in terra d’Albione stanno esaurendo le scorte di colla – ma non sarebbe meglio basarlo sull’esperienza nostrana?