Conservo ancora con cura il salvadanaio, un porcellino verde con la coda rossa, che mi fu regalato quando ero un bimbetto.

Mi è sempre piaciuto (come Paperon de’ Paperoni anche se in versione pezzente) il suono delle monetine.
Ogni volta che i miei genitori mi davano un soldino, io correvo a metterlo nel salvadanaio.
E quando per assecondare i miei vizi  – che allora consistevano semplicemente in un fumetto o in un gelato, beata innocenza! – toglievo il tappo al porcellino verde (niente martellate, anche allora praticavo la non-violenza) e prendevo delle monete, mi sembrava di svenarmi…

Ecco, siamo già al punto focale dell’articolo, senza che sia oltremodo necessario dilungarmi in maniera proustiana sui ricordi della mia infanzia.
Il punto è il denaro. E le vene.

Siamo a una svolta della nostra vita sociale: fingopay, il pagamento tramite un lettore di impronte digitali che riconosce l’acquirente facendo la scansione delle vene.

Ve la immaginate la coda ai negozi nel primo giorno di saldi?
Una folla di novelli E.T. con l’indice alzato, pronta ad aggiudicarsi senza pietà l’ultimo paia di scarpe disponibili al 70% di sconto.

Oppure, a scuola, a una domanda dell’insegnante, l’indice alzato dell’allievo potrebbe significare sia una pronta risposta, sia un tentativo di corruzione: mi metta 7 e mi scannerizzi dalla vena 50 euro!

Pensate anche ai rapinatori. Se prima si accontentavano del portafogli, che di per sé dà fastidio ma non comporta lesioni corporali, ora muniti di accetta e roncola andranno a caccia di polpastrelli?

A scanso di equivoci, ribadiamo che in questo ufficio si adora la tecnologia.
Solo che a volte sembra che si vada un po’ oltre…
Scansioni delle vene, letture ottiche e così via.
Però è quasi impossibile comunicare via mail con la pubblica amministrazione!
Ma la virtù non stava nel mezzo?

Torno a casa. In tasca ho degli spiccioli, il resto del cappuccino preso al bar.
Prendo le monetine e le lascio cadere all’interno del porcellino.
Tin, tin, tin: suono soave!
Mi sento un po’ Paperone.
La felicità è nelle piccole cose, e a volte scorre tra le dita.